|
EDOARDO BONCINELLI - Intelligenza: la ricerca infinita
Il nostro cervello, come quello di tutti gli animali superiori, è lì per coordinare le diverse funzioni del nostro corpo, per metterlo in comunicazione con il mondo esterno, farlo reagire agli stimoli che da questo provengono e controllare che la risposta sia congruente ed efficace.
Sono funzioni strabilianti e da sempre l’uomo ha cercato di carpirne il segreto. Ma, a differenza di quello di tutti gli altri animali, il nostro cervello non fa solo questo.
La sua parte più nobile e complessa, la corteccia cerebrale, è in noi enormemente sviluppata e ci mette in condizione di compiere operazioni mai viste prima nel regno vivente, come parlare, eseguire calcoli, pianificare operazioni astratte e immaginare e creare cose che nel mondo non esistono.
E studiare se stesso.
Qualcuno ha definito il nostro cervello l’oggetto più complesso dell’universo.
Il numero delle cellule che lo compongono, per esempio, è letteralmente astronomico. Sono infatti centomila miliardi, cioè quante sono le stelle della Galassia e più o meno quante sono le galassie dell’universo.
Ma non è finita. Ciascuna cellula del cervello, chiamata anche neurone, è in contatto con moltissime altre attraverso una miriade di contatti microscopici, chiamati bottoni sinaptici o semplicemente sinapsi. Ogni neurone ne possiede in media diecimila. Se si moltiplica diecimila per centomila miliardi si ottiene una cifra con quindici zeri, vale a dire un milione di miliardi.
Anche ridotto all’osso, il nostro cervello è quindi una rete informatica che possiede un milione di miliardi di contatti!
Molti di questi si formano e si riformano in continuazione, ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, che dimentichiamo qualcos’altro o, più in generale, facciamo una nuova esperienza.
È ovviamente impossibile seguirli uno per uno, ma sappiamo che ciò che ciascuno di noi è in questo momento non è che il risultato dell’azione del complesso di tutti questi contatti cerebrali.
Nella loro configurazione complessiva c’è scritto cosa siamo e chi siamo: la dotazione biologica che abbiamo ereditato alla nascita più il precipitato di tutte le esperienze che abbiamo fatto fino a questo momento della nostra vita.
Ma come è possibile tutto ciò? Come è possibile anche solo immaginare come il complesso di questi innumerevoli contatti tra neuroni orchestri la nostra vita, quella pratica come quella mentale e regoli ogni nostra reazione e ogni nostra azione spontanea? È un problema da far “tremar le vene e i polsi” eppure non è fuori della nostra portata.
Giorno dopo giorno, schiere di ricercatori e ricercatrici impegnati in questa titanica impresa sollevano un piccolo lembo del velo che cela il mistero e danno una sbirciatina ai meccanismi cerebrali.
Su questo argomento abbiamo imparato di più negli ultimi due-tre decenni che nei precedenti cinquemila anni di storia documentata. Eppure c’è ancora tantissimo da fare. Chi credesse che nelle varie scienze si sia già scoperto tutto, si sbaglierebbe di grosso, ma si sbaglierebbe soprattutto chi credesse che nello studio del cervello sia già stato fatto tutto. La verità è che c’è ancora tutto da fare e il bello, in questo campo soprattutto, deve ancora venire.
Spesso mi chiedono quale percentuale conosciamo oggi di ciò che c’è da sapere del cervello.
Domanda stravagante. Se io sapessi che cosa c’è da sapere e quale frazione di questo è oggi conosciuta, saprei già tantissimo del cervello e delle sue funzioni.
Il fatto è che non sappiamo ancora neppure che cosa c’è da sapere.
La scienza è una continua esplorazione di regioni sostanzialmente sconosciute. Nessuno può dire che cosa scopriremo, né in astronomia, né in fisica, né in biologia. Insomma c’è lavoro per tutti e… per tanti e tanti anni ancora.
Lo studio del cervello, anche nelle sue attività più banali, si presenta come una delle imprese più affascinanti. Ancora più affascinante appare poi riuscire a comprendere come da tutti questi circuiti e meccanismi possa emergere la nostra natura umana con la sua versatilità, la sua capacità di non seguire alla lettera tutto ciò che natura suggerirebbe, la sua creatività, la sua abnegazione e talvolta la sua contorsione e perversione.
Come dice Dante, fatti non fummo “a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”
Carriera da scienziato
Edoardo Boncinelli è nato a Rodi.
Fisico di formazione, si è dedicato allo studio della genetica e della biologia molecolare degli animali superiori e dell’uomo, prima a Napoli, presso l’Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) del CNR, dove ha percorso le tappe fondamentali della sua carriera scientifica, e poi a Milano.
È membro dell’Accademia Europea e dell’EMBO, l’Organizzazione Europea per la Biologia Molecolare ed è stato Presidente della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare.
I suoi attuali campi di studio, tutti attinenti allo sviluppo embrionale, vanno dalla primissima determinazione dell’asse corporeo alla strutturazione della corteccia cerebrale.
Sulla scia di tali studi, i suoi interessi culturali si vanno spostando verso le neuroscienze e l’indagine delle funzioni mentali superiori.
Ha dato dei contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi biologici dello sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo. È stato fra i primi a comprendere il significato delle nuove scoperte sul controllo genetico dello sviluppo della drosofila e a estenderle allo studio degli esseri umani.
Con il suo gruppo di lavoro ha individuato e caratterizzato una famiglia di geni, detti omeogèni, che controllano il corretto sviluppo del corpo, dalla testa al coccige. Queste scoperte sono riconosciute come una pietra miliare della biologia di questo secolo, se non della biologia di tutti i tempi.
A partire dal 1991 si è poi dedicato allo studio del cervello e della corteccia cerebrale, individuando altre due famiglie geniche che giocano un ruolo cruciale in questi processi. Ha mostrato anche come tutto questo possa avere delle applicazioni mediche, immediate o a più lunga scadenza.
|