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LEONARDO CHIARIGLIONE - Creare strumenti al servizio del pensiero
Dai più antichi reperti traspare il desiderio dell’uomo di comunicare i suoi pensieri e le sue emozioni ai suoi simili e la sua ricerca di modi nuovi e sempre più efficaci di raggiungere il suo obiettivo.
Gli ultimi due secoli offrono una lunga lista di esempi di come l’ingegno umano sia riuscito a soddisfare bisogni latenti da secoli se non millenni: riprendere istantaneamente un’immagine, mandare istantaneamente un messaggio, parlare a distanza, sentire suoni emessi in luoghi e tempi lontani, vedere a distanza…
Se fino a qualche secolo fa - e ancora qualche decennio fa - l’uomo poteva interagire con una ristretta cerchia di suoi simili a lui fisicamente prossimi, oggi la capacità di interagire è aumentata enormemente.
Se la capacità di una rete di elementi elaborativi aumenta con l’aumentare delle connessioni - e se possiamo, per un attimo, considerare l’uomo come elemento della rete elaborativa “società umana” - non v’è dubbio che la capacità della società di elaborare informazione e produrre conoscenza è aumentata almeno in pari misura.
L’applicazione delle tecniche numeriche ai media ha contribuito in maniera determinante a questo processo: l’originaria limitazione del mondo “analogico” - la scarsità dell’informazione - è diventata abbondanza. La quantità d’informazione disponibile e la capacità di generare e trasmettere informazione è enormemente aumentata.
Inoltre la forma numerica dell’informazione ha anche permesso un’accresciuta simbiosi tra l’informazione stessa e le macchine numeriche - i computer - che tale informazione possono elaborare a complemento e talvolta addirittura in sostituzione della stessa funzione svolta dall’uomo.
La nostra società si trova però di fronte a un grave dilemma. Da una parte, anche in conseguenza di un approccio filosofico alla diffusione della conoscenza come premessa per la creazione di una società più ricca e più matura, si vuole privilegiare l’accesso all’informazione e le tecnologie numeriche si presentano come un potente fattore abilitante. Dall’altro la nostra società si fonda sul valore monetario delle cose, sia fisiche, sia - sempre più – virtuali, come l’informazione, e qui le tecnologie numeriche si presentano come fattore altamente destabilizzante.
Il dilemma è sempre esistito - la prima legge inglese sul copyright è del 1710 - ma ha raramente raggiunto l’attenzione del grande pubblico. Questo anche perché l’informazione è sempre stata “venduta” in forma direttamente fruibile, anche se strettamente legata a un supporto fisico, mentre la macchinosità del supporto fisico è sempre stata tra le maggiori cause della sopra lamentata scarsità d’informazione che caratterizza il mondo analogico.
I primi passi dell’informazione in forma numerica non si sono discostati dal paradigma del mondo analogico. Basti pensare ai miliardi di pagine web potenzialmente accessibili e alle nuove possibilità di accesso, condivisione e fruizione della musica offerte dal formato MP3.
Ma è proprio questa facilità che contrasta con il valore monetario che si vuole dare all’informazione e che rischia di minare le basi del processo virtuoso per cui chi crea sa di poter essere remunerato, spesso tanto più quanto più alto è il valore scientifico o letterario o artistico della creazione.
Ma così come ha creato l’abbondanza dell’informazione, la tecnologia numerica - con il nome di Digital Rights Management (DRM) - può essere usata per controllare l’abbondanza. Usando il DRM è possibile dare accesso all’informazione solo a chi ha “pagato il giusto”.
Questo è certo un grande risultato. La vista di milioni di brani musicali o di migliaia di film gratuitamente disponibili quando questi dovrebbero essere acquistati dovrebbe toccare profondamente il senso di giustizia.
Ma c’è un però, tutt’altro che ipotetico. Finora la tecnologia di distribuzione è sempre stata agnostica alla sorgente d’informazione, ma con il DRM può non essere più così, anzi le realizzazioni di oggi già così non sono.
Si vuole creare un mondo in cui con certe macchine si accede a certe sorgenti d’informazione e con altre macchine ad altre sorgenti? E che succede se talune macchine non sono più disponibili?
C’è poi ancora un altro pericolo. Ho prima esaltato la recente creazione di una rete “elaborativa” umana con enormi capacità di elaborare informazione e creare conoscenza, ma la possibilità di mettere vincoli alla disseminazione dell’informazione secondo imperscrutabili criteri mina alla radice il principale risultato dell’abbondanza d’informazione portata dalle tecniche numeriche.
La nostra società ha bisogno di un nuovo contratto sociale: il contratto sociale dei media.
Carriera da scienziato
Leonardo Chiariglione è nato ad Almese (TO), si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Torino e ha ottenuto il dottorato in Comunicazioni Elettriche (Ph. D.) all’Università di Tokyo.
Negli ultimi 15 anni è stato in prima linea in varie iniziative che hanno contribuito a dare corpo alle tecnologie e al business dei media numerici, così come li conosciamo oggi.
Nel 1986 ha fondato HDTV Workshop, un evento internazionale che ha l’obiettivo di promuovere le tecnologie HDTV al di là degli interessi di specifiche industrie.
Nel 1988 ha fondato Image Communication, una rivista tecnica dell’EURASIP (European Associaton for Signal Processing) con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo della teoria e della pratica della comunicazione con immagini. Ancora nel 1988 ha fondato il comitato di standardizzazione ISO noto come Moving Picture Experts Group (MPEG).
Nel 1994 ha fondato il Digital Audio-Visual Council (DAVIC), un forum con l’obiettivo di sviluppare specifiche interfacce e protocolli aperti per la distribuzione di media in forma numerica. Nel 1996 ha dato vita alla Foundation for Intelligent Physical Agents (FIPA), un forum con l’obiettivo di sviluppare specifiche di agenti intelligenti.
Per due anni, a partire da febbraio 1999, è anche stato Executive Director della Secure Digital Music Initiative (SDMI).
Attualmente lavora per la costituzione del Digital Media Project, un’iniziativa volta a far uscire i media in forma numerica dalla situazione di stallo in cui si trovano a causa di ostacoli di varia natura.
Leonardo Chiariglione ha ricevuto diverse onorificenze, tra cui l’IBC John Tucker award, l’IEEE Masaru Ibuka Consumer Electronics award e il Kilby Foundation award.
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