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RENATO DULBECCO - La scienza per capire, la scienza per essere

Renato DulbeccoLa vita è espressione di istruzioni in codice, contenute in una sostanza chimica, il DNA, presente in ogni organismo vivente.
Queste istruzioni permettono di sintetizzare altre classi di sostanze, di cui la principale è la classe delle proteine.
Sono proprio le proteine a far crescere e a far funzionare le cellule. Da esse dipendono anche le caratteristiche - di conformazione e di funzione - degli organismi a cui appartengono.
Le proteine eseguono dunque quelle mansioni che rendono possibile la vita e per le quali non è richiesta la partecipazione del DNA. Ma senza DNA esse non esisterebbero.

Il DNA è perciò, in ultima analisi, ciò che regge nascostamente le sorti della vita.
La vita sulla Terra ha progredito in molte e differenti direzioni fin dal suo inizio, miliardi di anni or sono. Quest’evoluzione è stata determinata dal DNA che, attraverso periodi geologici estremamente lunghi, ha controllato la sintesi di proteine con caratteristiche nuove e sorprendenti.

Pertanto il DNA è anche l’intelligenza della vita fissando ciò che essa sarà e guidandone l’evoluzione.
Tuttavia il DNA e le proteine non bastano da soli a dare origine alla vita e a conservarla.
La vita ha bisogno di energia, che proviene dal sole!
La vita ha bisogno di comunicazione tra le parti di un singolo organismo e tra diversi organismi.
Negli organismi superiori, si osserva che il DNA non è solo a reggere le sorti della vita.
La sua autocrazia, quasi assoluta negli organismi semplici, negli organismi superiori viene mitigata.
Il DNA agisce, allora, come un dittatore benevolo, che ha lasciato parte del proprio potere agli organismi concedendo loro di scegliersi il proprio destino, anche se entro limiti rigidamente determinati.
Non sorprende, dunque, che in questi organismi la complessità della vita e la “democratizzazione” generino di tanto in tanto una certa confusione...

Carriera da scienziato

Renato Dulbecco è nato a Catanzaro e ha frequentato le scuole a Imperia fino al liceo. Ricorda di quel periodo un piccolo osservatorio meteorologico, in cui usava passare il tempo libero. Là sviluppò l’interesse per la fisica e costruì un sismografo elettronico, probabilmente uno dei primi di quel genere.
Si è diplomato a 16 anni e ha frequentato l’Università a Torino. Anche  se amava particolarmente la fisica e la matematica, decise di studiare Medicina. Nel laboratorio di Giuseppe Levi, professore di Anatomia, conobbe Salvador Luria e Rita Levi Montalcini.

Fu chiamato all’University of Indiana a Bloomington, quindi al California Institute of Technology.
Nel 1955 riuscì a isolare il primo mutante del virus della poliomielite, che servì a Sabin per la preparazione del vaccino.
Nel 1958 cominciò a interessarsi alla ricerca oncologica, studiando virus animali che provocano forme di alterazione nelle cellule.

La scoperta più importante è stata la dimostrazione che il DNA del virus viene incorporato nel materiale genetico cellulare, per cui la cellula subisce un’alterazione permanente.
Nel 1964 gli è stato assegnato il premio Lasker per la ricerca medica e nel 1975 il Nobel per la Medicina, insieme a David Baltimore e Howard Temin, per ricerche sull’interazione tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula.
Nel 1986 ha lanciato il Progetto Genoma Umano, con l’obiettivo di decifrare il patrimonio genetico dell’uomo.
Dal 1993, rientrato in Italia, lavora presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Milano, oltre a guidare la Commissione Oncologica Nazionale e a ricoprire l’incarico di presidente emerito del Salk Institute.

 

   
 
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