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ANGELO RAFFAELE MEO - Conoscere se stessi scoprendo il mondo: memorie di un informatico 

Angelo Raffaele MeoAvendo frequentato il Liceo Classico Silvio Pellico di Cuneo, una scuola ove insegnavano ottimi professori, dotati di profonda cultura e molta passione, amavo le lettere più della matematica e avrei voluto iscrivermi ad un corso di laurea di una facoltà umanistica. Tuttavia, mio padre mi spiegò quanto fosse difficile raggiungere la fine del mese con il suo stipendio di professore di scuola media superiore e mi convinse a iscrivermi a medicina.
Quella fu la mia scelta per tutta l’estate che seguì l’esame di maturità, ma non fu la decisione definitiva. Infatti, pochi giorni prima dell’iscrizione, un amico che frequentava il secondo anno del corso di laurea in medicina mi accompagnò a casa sua, mi mostrò il trattato di anatomia e mi spiegò che quei due tomazzi dovevano essere imparati a memoria, se si voleva essere promossi e mi spaventò.  
Così, cambiai idea ancora una volta e decisi di diventare un fisico, ma per un ulteriore errore  mi iscrissi al Politecnico, che di norma non produce fisici ma ingegneri.  
Fu così che divenni ingegnere elettrotecnico, avendo scelto la specializzazione elettrotecnica perché era quella che richiedeva il numero minimo di ore di disegno, e perché, se la mia vocazione per l’ingegneria era flebile, la mia attitudine per il disegno era praticamente nulla. 
Fu proprio la debolezza della mia vocazione per l’ingegneria a indurmi alla carriera universitaria.
In quegli anni, a cavallo del 1960, l’importanza della ricerca scientifica non era stata ancora ben recepita; inoltre, gli stipendi dell’Università erano inferiori a quelli dell’industria.
Così vinsi agevolmente il primo concorso a cui partecipai, mentre facevo il soldato, per diventare assistente universitario, quello che è ora il ricercatore. Infatti i candidati erano tre, come i posti a concorso e gli altri due vincitori rinunciarono alla nomina, avendo preferito andare a lavorare in azienda. 
Della scelta di diventare un ricercatore e un professore non mi sono mai pentito.  
Sapevo che non sarei diventato ricco e non lo sono diventato, ma non ho mai avuto problemi economici. Non ho mai avuto soldi da investire in borsa, ma ho sempre avuto un piccolo gruzzoletto in banca. 
Per un breve periodo della mia carriera, ho avuto un capo, il prof. Rinaldo Sartori, che era una persona deliziosa; poi, divenuto professore, non ho più avuto capi, ma soltanto collaboratori, con i quali ho sempre mantenuto rapporti di grande amicizia. Non ricordo di aver litigato con un collega o con un collaboratore e ritengo che nel mondo della ricerca le occasioni di scontro siano più rare che in altri ambienti, perché il “nemico” non è il tuo vicino di stanza, ma il demone malvagio che ti nasconde le cose e non ti fa trovare la dimostrazione di un teorema che sei sicuro essere giusto. 
Ora ho quasi 70 anni e la passione per lo studio e la ricerca non è meno intensa di quella della prima giovinezza. Ad esaltarla contribuisce anche la consapevolezza di vivere i giorni fecondi di una nuova rivoluzione tecnologica e industriale, caratterizzata da una importanza rapidamente crescente della ricerca scientifica, e, nell’ambito di questa, della speculazione teorica, che è quel ramo della ricerca per il quale sento una più spiccata vocazione.

Il problema, per me, è rappresentato dal fatto che l’informatica e le telecomunicazioni - le discipline a cui mi sono convertito dopo un breve periodo di attività come studioso di elettrotecnica e elettromagnetismo - sono diventate aree di ricerca vastissime, tutte ugualmente importanti, con esaltanti implicazioni applicative. 
Non riuscendo a fare scelte definitive, divido il mio tempo su troppe aree tematiche. 
La prima prende il nome di Logica dei circuiti e riguarda i principi e le tecniche per la progettazione dei componenti hardware dei sistemi di elaborazione, dai grandi calcolatori ai telefoni cellulari. Un circuito elettronico è semplicemente un pezzo inanimato di silicio, costruito fondendo pochi granelli di sabbia, ma trovo affascinante che l¹intelligenza dell’uomo lo possa animare portandolo a fare cose di raffinata complessità.
Una seconda area tematica che mi vede ora impegnato è rappresentata dal mondo dei protocolli e delle tecniche che consentono a molti milioni di calcolatori, dispersi sull’intera superficie della terra, di collegarsi via Internet e colloquiare istantaneamente.  

All’interesse intrinseco di quelle ricerche si associa la consapevolezza della loro importanza

Penso infatti che, così come ci stiamo rendendo conto del fatto che la più rivoluzionaria delle scoperte del secolo appena concluso sia stata il DNA, presto considereremo Internet come la più importante delle invenzioni di quel secolo, in quanto mai nella storia dell’uomo l’umanità ha avuto a disposizione uno strumento così potente e così efficace per la crescita del sapere e per la diffusione delle conoscenze. 
I meravigliosi progressi registrati negli ultimi anni dalle tecnologie dell’elaborazione e della trasmissione dell’informazione consentono oggi di trasmettere voce, musica, immagini e filmati come lunghe rapidissime sequenze di numeri. Sono così possibili servizi impensabili fino a qualche anno fa, come la telefonia e la TV via Internet, la videoconferenza, il cosiddetto video-on-demand, ossia il videoregistratore remoto. Questa è una terza, vasta area di ricerca, a cui cerco appassionatamente di portare il mio piccolo contributo.  
Infine, mi sto impegnando, sia a livello scientifico di base, sia con la partecipazione al vivace dibattito che si è acceso nella comunità scientifica dell’informatica, nella promozione del software libero o open source
Nell’arco di una decina di anni molte migliaia di ricercatori, progettisti, programmatori hanno prodotto un enorme patrimonio di software, liberamente e gratuitamente disponibile sulla Rete, innescando una vera e propria rivoluzione scientifica e tecnologica.
La questione non riguarda solo l’informatica e le telecomunicazioni, ma tutto l’universo della scienza e della tecnologia, con enormi implicazioni economiche, politiche, sociali.  
È la nota questione della proprietà intellettuale, che molti, come il sottoscritto, non considerano un diritto naturale, ma un artificio recente per promuovere la ricerca e l’innovazione.  
Ritengo che quel artificio sia diventato oggi più dannoso che utile, come dimostrano gli ostacoli frapposti ora dai brevetti alla crescita e alla diffusione della cultura e delle conoscenze, il dominio incontrastabile delle multinazionali, il trionfo dei monopoli, l’incremento della ricchezza di pochi e della povertà di molti, e, soprattutto, i milioni di morti prodotti ogni anno, secondo le valutazioni di Medici Senza Frontiere, dalla carenza di farmaci essenziali nei paesi sottosviluppati.

Carriera da scienziato

Angelo Raffaele Meo, nato a Cuneo, ha svolto la sua carriera presso il Politecnico di Torino, titolare dal 1970 della cattedra di Sistemi per l’Elaborazione dell’Informazione.
Dal 1970 al 1999 ha ricoperto l’incarico di Direttore del Centro per l’Elaborazione Numerale dei Segnali del CNR, per cui ha diretto, dal 1979 al 1985, il Progetto Finalizzato Informatica, la più importante iniziativa scientifica nazionale del settore: 1.500 ricercatori e oltre 100 unità operative dell’Università, CNR e industria.
Dal 1991 al 1996 ha diretto il Centro di Supercalcolo del Piemonte. È stata pionieristica la sua attività nel campo dell'elaborazione digitale dei segnali: è stato tra i primi a realizzare un riconoscitore automatico della voce.

Non inferiore all’impegno individuale nella ricerca è stato quello rivolto a promuovere l’attività scientifica e didattica nel settore informatico, con corsi televisivi tenuti nell’ambito del progetto Nettuno.
La sua attività scientifica ha trovato significativi riconoscimenti quali i premi nazionali Lori e Bonavera per l’Elettrotecnica, il premio Ricerca e Innovazione promosso dall’Italgas per l’informatica e aperto a tutti gli studiosi europei, e il premio Galileo per la divulgazione matematica.
È  autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato libri didattici e di divulgazione scientifica.

 

   
 
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