Il Progetto > I Dodici> TULLIO REGGE



TULLIO REGGE - Il pensiero dell'uomo e la complessità della natura

Tullio ReggeSono sempre stato un patito della scienza sin da ragazzino.
Ho ereditato la passione per la scienza da mio padre. Casa mia era piena di libri e dispense che trattavano di scienza da lui acquistate al mercato delle pulci.
Era geometra e aveva conquistato il diploma durante la prima guerra mondiale. Aveva tutti i pregi ma anche i difetti dell’autodidatta. Proveniva da famiglia contadina al limite della miseria, se avesse avuto i mezzi sarebbe certamente diventato uno splendido ricercatore ma nessuno mai si occupò di lui.
Mi iscrissi al Politecnico di Torino, era l’anno accademico 1948/49, alla fine del biennio un assistente di matematica, Ubaldo Richard, notò il mio interesse e mi convinse a iscrivermi alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino, dove incontrai Gleb Wataghin, di origine russa ma ormai cittadino italiano da decenni.
Wataghin invitò a Torino i grandi dell’epoca e aprì per me una finestra sul mondo.
Io ho avuto la fortuna di incontrare Wataghin, ma anche Mario Verde, in un momento cruciale per il mio sviluppo intellettuale. Contano quindi i maestri.

Nell’immediato dopoguerra la popolarità della fisica in Italia era legata a Fermi e, purtroppo, anche alla bomba atomica.
Solo anni dopo mi resi conto degli orrori di Hiroshima e Nagasaki.
La fisica è cambiata e non è più identificabile con quella della bomba.
La costruzione dei grandi acceleratori e la vertiginosa salita lungo la scala delle energie ci ha fatto comprendere molte cose nel microcosmo.
Abbiamo un modello standard delle particelle di questo microcosmo che rende conto molto bene dei fenomeni, ma con strane zone oscure che ci fanno intuire l'esistenza di una realtà più profonda e ancora ben nascosta.
Siamo persi in un universo immenso di cui cominciamo a capire molti meccanismi ed è ormai chiaro che per comprendere l'immensità del cosmo occorre saperne di più sulle particelle elementari. L’infinitamente grande è legato all'infinitamente piccolo.
Ma esiste anche tra questi due estremi il mondo delle macromolecole, tra cui il DNA in cui si esprime la vita e che promette sviluppi di alto interesse nella cura di gravi malattie.
Questo mondo è un crocevia tra varie discipline scientifiche e interessa anche i fisici. Ricordo che la struttura del DNA è stata scoperta da fisici.

Auguro ai giovani di trovare grandi maestri come ne ho trovati io e che non si lascino trascinare in una sterile ideologia antiscientifica da demagoghi di basso rango.
Spero che i giovani imparino ad amare la scienza ma che si impegnino anche a renderla utile alla società: abbiamo bisogno del loro apporto ed entusiasmo.
I docenti giocano un ruolo essenziale e hanno grandi responsabilità nell’accostare i giovani alla scienza.
Al liceo non ho operato immediatamente una scelta tra scienze esatte e scienze naturali.
Solo anni dopo mi resi conto di quanto male fossero insegnate al liceo le scienze naturali, ridotte all’apprendimento mnemonico di un avvilente elenco di ere geologiche o specie animali.
Penso che le cose siano cambiate, ho incontrato molti insegnanti di grande visione e impegno morale.

Vorrei che giovani potessero osservare da vicino la natura ed esserne appassionati, che ritornasse quel cielo che ci è stato rubato da un inquinamento luminoso costoso e inutile e che si accostassero al DNA nel modo dovuto per fornire nuovi potenti mezzi di cura di gravi malattie.
Ma vorrei anche che fossero iniziati senza forzature alla meravigliosa avventura intellettuale della teoria della relatività e della meccanica dei quanti.

Il nostro Paese ha bisogno di scienziati per andare avanti e mantenere un ruolo di rilievo nella nuova Europa. Spero che i giovani raccolgano il nostro appello.

Carriera da scienziato

Tullio Regge è nato a Torino dove si è laureato in Fisica nel 1952.
Dal 1954 al 1956 è alla Rochester University e, tra il 1958 e il 1959, al Max Planck Institut di Monaco di Baviera, dove lavora con Werner Heisenberg.
Nel 1961 ottiene la cattedra di Fisica Teorica all’Università di Torino.
Negli anni ’60 e ’70 lavora negli Stati Uniti, prima alla Princeton University e poi all’Institute for Advanced Study, di cui diventa membro nel 1964.
Negli anni Sessanta dà importanti contributi allo studio della metrica di Schwarzchild, che caratterizza il buco nero e successivamente introduce il concetto di gravità discreta.

Tullio Regge ha ricevuto diversi premi, tra i quali il Dannie Heineman della American Physical Society nel 1964, il premio Città di Como della Fondazione Somaini nel 1968, la Medaglia Einstein della Fondazione Lewis Strauss nel 1979.
Per la sua opera di divulgatore scientifico ha ricevuto nel 1987 la medaglia Cecil Powell della Società Europea di Fisica. Componente nazionale dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia dei XL, dell’Accademia Cilena di Scienze e della American Philosophical Society, è Presidente dell’Istituto per l’Interscambio Scientifico, Presidente della sezione torinese dell’Associazione per la Ricerca e la Prevenzione degli Handicap (AIRH), garante scientifico del CICAP dal 1990.

Considerato uno dei più autorevoli scienziati italiani, nel 2001 è stato tra i primi firmatari della Lettera aperta al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la difesa della libertà della Scienza  e, nel 2003, è stato uno dei soci fondatori dell’Associazione Galileo 2001, per la libertà e la dignità della scienza .

 

   
 
Home | Il Progetto | News | Attività | Come partecipare | Dite la vostra | Registrati | Login | Contattaci
Fondazione Umberto Veronesi - Progetto Scuola. Tutti i diritti sono riservati. Web design by PositivePlus