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UMBERTO
VERONESI - Con la scienza, verso il futuro
"Nella vita conta di più l’immaginazione che la conoscenza".
Sono parole di Albert Einstein, genio e icona delle scienze cosiddette “esatte”.
Mi piace ricordarle quando penso allo spirito scientifico, per sottolineare che la scienza non è un corpus rigido di nozioni ma è un modo libero e sempre nuovo di pensare e di interpretare la realtà che ci circonda ed è dunque lo strumento per eccellenza per immaginare, per dirla con Einstein, il proprio futuro.
Per questo credo sia importante far capire il metodo scientifico alla società e ai giovani in particolare.
In primo luogo per liberarli dalla paura.
Oggi è innegabile che ci sia una diffusa avversione a tutto ciò che viene dal mondo della scienza. Si crede di più agli oroscopi e alla New Age e meno a coloro che studiano e si impegnano per migliorare la vita umana, per debellare malattie o per svelare i misteri dell’universo.
Ma perché la gente non ha più fiducia nella scienza e perché i ragazzi non la vivono più come ansia di superare i limiti e desiderio di scoprire se stessi e l’ignoto?
È chiaro che in questi ultimi dieci-vent’anni la scienza ha progredito così rapidamente da creare una sorta di disagio nella popolazione.
Si è formato un divario tra gli obiettivi della scienza e della tecnologia e il livello di consapevolezza della popolazione, che è rimasta disorientata davanti all’incalzare delle novità.
È come quando, di fronte a un ragazzo adolescente che cresce un po’ troppo rapidamente, i genitori si preoccupano perché pensano che si tratti di un fenomeno anomalo che non sanno come gestire. Ho scelto l’esempio dell’adolescente anche perché, se ci pensiamo bene, la scienza di oggi è una scienza adolescente: mi riferisco a quelle nuove aree di sviluppo che sono l’informatica, le telecomunicazioni e le biotecnologie, che semplicemente non esistevano solo trent’anni fa.
Non solo la gente comune, ma tutta la società è disorientata: i politici non sanno come includere il progresso scientifico nei loro programmi, i giuristi e i bioetici non sanno quali regole proporre e il mercato non riesce a tener testa all’innovazione. Il risultato è che non c’è investimento nella ricerca scientifica e senza investimento è impossibile attrarre la gente e i giovani. Per uscire da questo circolo vizioso abbiamo però un mezzo molto forte: la cultura.
Ci aspettano tre grandi rivoluzioni scientifiche che domineranno i prossimi decenni: quella informatica, quella dei nuovi materiali, quella biologica.
Tutte e tre stanno già modificando e modificheranno profondamente i modi del pensare e dell’agire - quindi del vivere - ma soprattutto la rivoluzione biologica ha bisogno di essere spiegata, comunicata, resa trasparente.
La società e le sue nuove generazioni devono riavvicinarsi alla scienza e comprenderne i metodi e i ragionamenti, per capire che la conoscenza del DNA apre orizzonti immensi.
Certamente è la novità più importante nella storia dell’uomo, più dell’invenzione della ruota, più della visione di Copernico, più della scoperta che il nucleo dell’atomo si può infrangere.
La postgenomica cambierà il modo di curare le malattie, e altre scienze disegneranno il mondo futuro sotto il profilo dell’energia, delle risorse, dell’economia, della zootecnia, dell’agricoltura.
La nostra società che vive, più o meno consapevolmente, questa svolta epocale della civiltà, credo abbia il dovere morale di trasmettere al futuro una nuova cultura che veda la scienza come strumento straordinario saldamente nelle mani dell’uomo per migliorare il progetto di vita individuale e collettivo.
Carriera da scienziato
Umberto Veronesi, uno dei pionieri della lotta contro i tumori in Italia, è nato a Milano da una famiglia di origine contadina.
Laureato in medicina nel 1950, a Milano ha svolto la sua carriera scientifica (salvo brevi periodi di lavoro in Francia e in Inghilterra), entrando a far parte dell’Istituto Nazionale Tumori subito dopo la laurea.
È stato il primo italiano presidente dell’Unione internazionale di oncologia e ha fondato la Scuola Europea di Oncologia (ESO).
Veronesi è specializzato nella cura dei tumori del seno e ha ideato una tecnica rivoluzionaria, la quadrantectomia, che permette di evitare in molti casi l’asportazione totale della mammella. Nemico del fumo, è da sempre convinto che l’arma più efficace contro i tumori maligni (che considera “curabili”), sia la prevenzione, basata su uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta.
Per 18 anni ha guidato proprio quell’Istituto Nazionale Tumori di Milano che lo ha accolto da giovane e, dal 1995, dirige l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), nuova struttura privata sorta alle porte del capoluogo lombardo.
Nel 1993 ha fatto parte della Commissione nazionale incaricata di programmare un piano nazionale contro il cancro.
È stato Ministro della Sanità nel 2000.
Il Professor Veronesi è vegetariano e fra i suoi mille interessi si trovano il canottaggio, le poesie di Majakovski e i film di Fellini.
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